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1989-2009: Il Muro di Berlino si sposta sui confini della Russia

Stop NATO
November 14, 2009

1989-2009: Il Muro di Berlino si sposta sui confini della Russia
di Rick Rozoff

Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova

Il 9 novembre segnerà il ventesimo anniversario della decisione da parte del governo della Repubblica Democratica di Germania di aprire valichi di passaggio nel muro che separava i settori orientali ed occidentali di Berlino.

Dal 1961 al 1989 il muro aveva costituito una linea di divisione nella -, un simbolo di -, e un metonimo per -, Guerra Fredda.

Una generazione successiva a questi eventi si incontrerà a Berlino per commemorare la “caduta del Muro di Berlino”, l’ultima vittoria che l’Occidente può rivendicare negli ultimi due decenni.

Impantanati nella guerra in Afghanistan, nell’occupazione dell’Iraq e nella peggior crisi finanziaria dal tempo della Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso, gli Stati Uniti, la Germania e l’Occidente nel suo complesso sono ansiosi di gettare un tenero sguardo all’indietro verso quello che è apparso come il loro più grande trionfo, il collasso del blocco socialista nell’Est Europeo seguito a ruota stretta dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Tutti gli attori di questo dramma – Ronald Reagan, Mikhail Gorbachev, George H. W. Bush (N.d.tr.: Bush padre!), Vaclav Havel, Lech Walesa – e gli eventi che hanno condotto a questo, saranno con riverenza elogiati e considerati degni di celebrità.

Gorbachev assisterà (forse con qualche imbarazzo?) alla festa di anniversario alla Porta di Brandenburgo e le pagine di editoriali di tutto il mondo, dense di deferenza, ripeteranno la litania di banalità, di cose pietose, di elogi auto-gratificanti e di grandiose rivendicazioni, come ci si deve aspettare per l’occasione.

Quelli che non verranno riportati sono i commenti come quello pronunciato il 6 novembre da Mikhail Margelov, Presidente della Commissione per gli Affari Esteri della Camera Alta del Parlamento Russo, il Consiglio della Federazione. Vale a dire, che “il Muro di Berlino è stato sostituito da un cordone sanitario di nazioni ex-Sovietiche, dal Mar Baltico al Mar nero.” [1]

Con l’unificazione, prima di Berlino e poi dell’intera Germania, l’Unione Sovietica e il suo Presidente Mikhail Gorbachev avevano ricevuto assicurazioni che l’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO) non si sarebbe allargata verso est, verso i confini dell’URSS.

Gorbachev ribadisce che nel 1990 l’allora Segretario di Stato James Baker gli aveva dichiarato: “Guarda, se tu ritiri le tue truppe e consenti l’ingresso della Germania nella NATO, la NATO non si espanderà di un pollice verso est.” [2]

Non solo l’ex Germania Est veniva assorbita dalla NATO, ma negli ultimi dieci anni anche altri alleati del Patto di Varsavia entravano come membri di diritto del blocco NATO – Bulgaria, la Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.

La Russia è stata attaccata dall’Occidente per due volte, dai più imponenti eserciti di invasione mai assemblati nel continente Europeo e a un tempo nel mondo (nonostante le valutazioni iperboliche di Erodoto relative all’armata di Serse), quello di Napoleone Bonaparte nel 1812 e di Adolf Hitler nel 1941. Il primo esercito consisteva di 700.000 uomini e il secondo di 5 milioni.

Le preoccupazioni di Mosca per l’accerchiamento invasivo militare a cui è sottoposta e il suo desiderio di assicurarsi almeno delle zone neutre tampone attorno ai suoi confini occidentali sono invariabilmente dipinte negli Stati Uniti e nelle capitali Occidentali alleate degli USA come una qualche combinazione di paranoia Russa e di trama per far rivivere l’“Impero Sovietico”.

Quello che i luminari auto-incensanti di geopolitiche Occidentali pensano sul concetto di neutralità verrà considerato più avanti.

Con l’espansione del blocco militare, dominato dagli USA, nell’Europa Orientale nel 1999 e nel 2004, in quest’ultimo caso non solo i restanti stati non-Sovietici dell’ex Patto di Varsavia ma tre delle repubbliche ex-Sovietiche sono divenute membri effettivi della NATO, attualmente esistono cinque nazioni NATO che confinano con la Russia. Tre direttamente adiacenti alla sua terraferma – Estonia, Lettonia e Norvegia – e due più contigue all’exclave di Kaliningrad, la Lituania e la Polonia.

La Finlandia, la Georgia, l’Ucraina e l’Azerbaijan si stanno preparando a seguirne l’esempio e così si completerà l’accerchiamento dal Golfo di Barents al Baltico, dal Mar Nero al Mar Caspio.

La lunghezza del Muro di Berlino che separava la Berlino Ovest dalla Repubblica Democratica Tedesca era di 96 miglia. Il cordone militare NATO dalla Norvegia nord-orientale all’Azerbaijan settentrionale andrebbe ad estendersi oltre le 3.000 miglia (più di 4.800 chilometri).

Di recente, un notiziario Russo commentava così la spesa di 110 milioni di dollari da parte degli USA per migliorare due delle sette nuove basi militari che il Pentagono ha acquisito sul Mar Nero di fronte alla Russia : “Le installazioni in Romania e in Bulgaria sono in linea con il programma di rilocazione delle truppe Americane in Europa annunciato nel 2004 dall’allora Presidente George Bush. Il principale obiettivo è la dislocazione il più vicino possibile ai confini della Russia.” [3]

Il muro che sta per essere eretto e allacciato attorno a tutta la Russia Europea non è una ridotta difensiva, una barriera di protezione. Si tratta di una falange di basi e di strutture militari in avanzamento senza tregua.

Il mese scorso, il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen era in Lituania per ispezionare la Base Aerea Siauliai, dalla quale gli aerei da guerra della NATO hanno condotto ininterrottamente pattugliamenti sopra il Mar Baltico per più di cinque anni, navigando sopra le coste della Russia, a tre minuti di volo da St. Pietroburgo.

In questa occasione, la nuova Presidente della Lituania Dalia Grybauskaite ha dichiarato: “Noi abbiamo ricevuto assicurazioni che la NATO è tuttora interessata ad impegnarsi nella difesa della regione Baltica… Sono contenta di vedere qui, in Lituania, il Segretario Generale della NATO, nell’unica, ma molto importante base aerea della NATO presente negli stati Baltici. Questo è uno dei punti cruciali di difesa NATO nella regione Baltica.” [4]

Nella contigua Polonia, un servizio giornalistico dello scorso aprile ha fornito dettagli sul grado dello sviluppo sempre crescente dell’Alleanza Atlantica nella nazione:

“Gli investimenti della NATO in infrastrutture di difesa in Polonia nei prossimi cinque anni potranno aumentare a più di un miliardo di euro (1 euro = 4,15 zloty)…

“La Polonia è forse l’area del più largo volume di investimenti della NATO nel mondo.

“Al presente, sono vicini al completamento lavori di costruzione o di ammodernamento su sette aeroporti militari, due porti marittimi, cinque depositi di carburante, come su sei basi strategiche radar a lungo raggio. Progetti di posto comando di difesa aerea a Poznan, Varsavia, e Bydgoszcz hanno già ricevuto il benestare inizio lavori, come pure un progetto di comunicazioni radio a Wladyslawowo.

“Fra le altre cose, i nuovi investimenti includeranno l’equipaggiamento di aeroporti militari a Powidz, Lask e Minsk Mazowiecki con nuove installazioni di logistica e difesa.” [5]

La Polonia, presto, ospiterà qualcosa come 196 missili Americani intercettori Patriot e 100 militari incaricati del loro funzionamento, ed esiste un sito analogo per il dispiegamento di batterie di missili Americani anti-balistici SM-3.

Come abbiamo fatto menzione in precedenza, Washington e la NATO si sono assicurati l’uso a tempo indefinito di sette basi militari in Bulgaria e Romania, prossime al Mar Nero della Russia, incluse le basi aeree di Bezmer e Graf Ignatievo in Bulgaria e la base aerea di Mihail Kogalniceanu in Romania. [6]

Il 28 ottobre si trovava in Romania il Gen. Roger Brady, comandante delle Forze Aeree USA in Europa, per sovrintendere alle manovre di addestramento militare congiunte, durante le quali “la Forza Aerea USA effettuava 100 missioni, metà delle quali avvenivano in collaborazione con la Forza Aerea della Romania.” [7]

Il Pentagono conduce esercitazioni annuali NATO “Brezza di Mare” in Ucraina, nella Crimea, dove è di base la Flotta Russa del Mar Nero.

Inoltre dirige regolarmente manovre militari di “Risposta Immediata” in Georgia, la più ampia di queste esercitazioni da far risalire ai giorni che hanno preceduto l’attacco della Georgia contro l’Ossezia del Sud e il conflitto risultante con la Russia nell’agosto 2008, e attualmente una manovra è in fase di completamento.

Nel mese di maggio gli USA hanno condotto in Georgia le annuali esercitazioni tattiche “Cooperative Longbow 09/Cooperative Lancer NATO Partnership for Peace”, con l’impiego di 1.300 uomini di truppa di 19 nazioni.[8]

Pochi giorni fa, si trovava in Georgia il Generale Comandante dell’Esercito USA in Europa, Generale Carter F. Ham, per “informarsi sull’addestramento di “Immediate Response 2009” in corso fra l’esercito USA e quello della Georgia” e per “visitare la Base Militare di Vaziani e sovrintendere alle esercitazioni.” [9]

Un ufficiale Russo, Dmitry Rogozin, parlava di queste esercitazioni militari congiunte e metteva in guardia che “Noi tutti abbiamo presente che simili attività avvenute lo scorso anno hanno avuto un seguito con gli avvenimenti di questo agosto.” [10]

In un giornale Georgiano, un editoriale sulle manovre militari confermava le apprensioni Russe reiterando questo collegamento: “La Georgia sta combattendo in Afghanistan per la pace e la stabilità, in modo da assicurare alla fine pace e stabilità in Georgia, perché chi semina bene raccoglie senza dubbio meglio, nella pienezza dei tempi.” [11]. Che è come dire, dato che la Georgia assiste militarmente gli USA in Afghanistan, allora gli USA forniranno appoggio alla Georgia in qualche futuro conflitto con i suoi vicini nel Caucaso.

La stampa mondiale ha di recente riferito su una visita di tre giorni del Ministro degli Esteri Polacco Radoslaw Sikorski negli Stati Uniti per, fra le altre cose, “incontrare il Segretario di Stato USA Hillary Clinton… per discutere della situazione in Afghanistan e di una nuova proposta Statunitense per uno scudo missilistico” [12] e per tenere una conferenza alla Brookings Institution, dove ha trattato del programma di Partnership Orientale di Polonia, Svezia ed Unione Europea per inglobare Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia ed Ucraina nell’orbita “Euro-Atlantica” e delle preoccupazioni di Mosca che l’Occidente stia muovendosi per assumere il controllo dell’area ex Sovietica: “L’Unione Europea non necessita del consenso della Russia.” [13]

Quantunque, ciò che ha suscitato maggiori controversie è stato il suo discorso ad una conferenza sponsorizzata dal Centro Internazionale di Studi Strategici (CSIS), dal titolo “Gli Stati Uniti e l’Europa Centrale: interessi strategici convergenti o divergenti?”

Naturalmente, il principale motivo della conferenza era il ventesimo anniversario della fine della Guerra Fredda simbolizzata dallo smantellamento del Muro di Berlino.

L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Zbigniew Brzezinski presentava una relazione densa di riferimenti alle supposte “aspirazioni imperiali” della Russia, alle minacce Russe contro la Georgia e l’Ucraina e alle intenzioni della Russia di diventare una “potenza mondiale imperiale.” [14]

Sikorski, non un estraneo a Washington, qui essendo stato membro residente presso l’American Enterprise Institute e direttore esecutivo del New Atlantic Initiative dal 2002-2005, prima di ritornare in patria per diventare Ministro della Difesa della Polonia, suggeriva che le recenti manovre militari congiunte Bielorusso-Russe necessitavano di impegni più decisi della NATO nel Nord-Est dell’Europa.

Ribadiva che l’impegno di assistenza militare secondo l’Articolo 5 dello Statuto dell’Alleanza – fra parentesi, ecco il perché a presto andranno in Afghanistan almeno 3.000 soldati Polacchi – era troppo “vago” e proponeva come alternativa più concreta qualcosa come i 300.000 uomini di truppa USA di stanza nella Germania Ovest durante la Guerra Fredda.[15]

Successivamente, il governo Polacco ha negato che il suo Ministro degli Esteri esplicitamente avesse invocato un dispiegamento di truppe Americane, e di fatto non l’aveva chiesto, ma i suoi commenti erano in linea con diversi altri avvenimenti e dichiarazioni recenti.

Per esempio, lo scorso ottobre la Polonia dichiarava pubblicamente che era stato pianificato un imponente miglioramento delle sue forze armate per 60 miliardi di dollari.

“Il Ministro della Difesa Bogdan Klich rendeva di pubblico dominio un piano… per modernizzare l’esercito mediante 14 programmi: sistemi di difesa aerea, elicotteri da combattimento e da trasporto, modernizzazione della flotta, aerei per attività spionistica e telecomandati, simulatori da addestramento ed equipaggiamento per le truppe… Klich annunciava piani per la costruzione di un nuovo velivolo per addestramento al combattimento LIFT, di rampe di lancio per missili Langust, di obici auto-propulsi Krab, di rampe per razzi Homar, e di un numero maggiore di mezzi blindati Rosomak e dichiarava una spesa di 30 miliardi di zloty per la sola modernizzazione dell’esercito.” [16]

L’arrivo, in quello stesso periodo, del cacciatorpediniere USS Ramage della flotta da guerra Statunitense con i suoi 250 marines, freschi di manovre NATO sulle coste della Scozia, “per partecipare ad una esercitazione militare con ufficiali della flotta Polacca,” prova che i desideri di Sikorski non erano stati ignorati. [17]

Prima della sua partenza, la rete televisiva locale TVN24 riportava che la USS Ramage “mentre partecipava alle manovre congiunte USA-Polacche. .. sparava sulla costa della Polonia”. [18]

[N.d.tr.: Il 28 ottobre, sono partiti tre colpi da una mitragliatrice M240 della USS Ramage, che stazionava in prossimità del porto della cittadina Gdynia. I colpi sono piovuti sulla cittadina polacca, senza provocare vittime. La notizia si è diffusa dopo che diversi abitanti della cittadina si erano rivolti alle locali autorità di polizia per denunciare di aver udito forti spari di origine sconosciuta. La polizia polacca ha quindi abbordato la nave americana per avviare un’inchiesta sull’accaduto. Le autorità militari statunitensi hanno spiegato che un membro dell’equipaggio avrebbe accidentalmente fatto partire tre colpi, mentre puliva la M240.

Questa è almeno la versione ufficiale che tuttavia lascia aperto più di un interrogativo, visto che le caratteristiche dell’arma rendono piuttosto improbabile che un colpo possa partire durante la sua manutenzione. La USS Ramage stava ritornando al porto dopo l’esercitazione NATO sul Mar Baltico.]

Il Comandante Tom Williamson comunicava all’ambasciata USA a Varsavia: “L’equipaggio della USS Ramage è stato sottoposto ad inchiesta in relazione all’accaduto.” [19]

Successivamente, un’altra nave da guerra Americana, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Cole dotato di missili teleguidati di tipo Aegis, che aveva partecipato alle manovre navali congiunte in Scozia “Joint Warrior 09-2”, attraccava in Estonia.

Agli inizi di questo mese, la fregata lanciamissili USS John L. Hall che vedeva imbarcati “uomini di marina del Nono Distaccamento dello Squadrone 48 di Elicotteri Anti-Sottomarino” [20] arrivava in Lituania.
Sulla visita, un ufficiale della marina USA dichiarava: “Noi siamo qui come esempio della presenza continua della Marina Militare degli Stati Uniti nel Mar Baltico… Inoltre siamo qui per collaborare con la Marina da Guerra Lituana, nostro partner prezioso e la nostra visita fa parte delle relazioni in corso fra i nostri due paesi e le nostre due flotte.” [21]

A dimostrazione di come navi da guerra Americane reiterassero la loro “presenza continua nel Mar Baltico”, il Ministro della Difesa dell’Estonia affermava che “la NATO possiede piani di difesa per i Paesi Baltici, e questi piani sono in pieno sviluppo” [22], e il suo collega Lituano ribadiva: “Per la Lituania è importante che il nuovo Concetto di Alleanza Strategica vada ad includere punti che prevedono l’unità collettiva per l’applicazione della sicurezza strategica nella regione del Mar Baltico e la comune responsabilità per il futuro delle operazioni militari dell’Alleanza.” [23]

Il Ministro della Difesa Estone Jaak Aaviksoo dichiarava all’Associated Press “che il suo paese vedeva all’orizzonte nuove minacce, dal momento che la Russia aveva invaso la Georgia l’anno passato e dal fatto che nel 2007 un attacco cibernetico aveva preso di mira l’Estonia.”

“Aaviksoo progetta di incontrare il Ministro della Difesa degli USA Robert Gates” il 10 novembre. [24]

Il Presidente dell’Estonia Toomas Hendrik Ilves, un espatriato Americano ed ex attivista della Radio Libera Europa, proponeva che manovre NATO si tenessero negli stati Baltici.

Recentemente, il Ministro della Difesa Imants Liegis confermava che “nella prossima estate la Lituania avrebbe condotto esercitazioni militari su larga scala, in risposta alle manovre strategiche Russo-Bielorusse.” [25] Senza dubbio, non da sola!

Il catalogo soprastante delle attività militari e delle dichiarazioni bellicose fa supporre un alt alle ottimistiche aspettative risultanti dalla fine della Guerra Fredda, che di fatto non è mai terminata ma ha spostato le sue operazioni, in buona sostanza, verso Oriente.

Comunque, coloro i cui i nomi saranno evocati ed invocati il 9 novembre in occasione dell’anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino non hanno avuto successo nell’immediato periodo successivo.

Tre anni dopo la caduta del Muro, George H. W. Bush senior, perfino un anno dopo l’Operazione “Tempesta sul Deserto”, è diventato solo il terzo Presidente Americano, a partire dall’Ottocento, a perdere il tentativo di una rielezione.

Quattro anni dopo la caduta, Mikhail Gorbachev concorreva alla Presidenza della Russia e riceveva solo lo 0.5% dei voti.

Nella sua ultima corsa alla Presidenza della Polonia nel 2000, Lech Walesa, visto che il suo elettorato nazionale aveva finalmente capito qualcosa sul suo conto, ha ricevuto l’1% dei consensi.

Ma lui e i suoi camerati Occidentali eroi della Guerra Fredda marciano ancora e sempre per affrontare la Russia durante l’attuale fase di un nuovo conflitto.

In luglio, in quella che è stata intestata come “Una lettera aperta all’Amministrazione Obama dall’Europa Centrale e Orientale”, campioni della vecchia/nuova Guerra Fredda, come Lech Walesa, Vaclav Havel, Valdas Adamkus, Alexander Kwasniewski e Vaira Vike-Freiberga – Adamkus ha vissuto per diversi decenni negli USA e Vike-Freiberga in Canada – hanno inchiodato la loro retorica anti-Russa a toni che non si erano mai più uditi dall’epoca dell’Amministrazione Reagan.

Questi, alcuni dei loro commenti:

“Noi abbiamo operato per costruire rapporti d’amicizia e relazioni bilaterali. Noi rappresentiamo voci dell’Atlantismo all’interno della NATO e dell’Unione Europea. Le nostre nazioni si sono sempre impegnate a fianco degli Stati Uniti nei Balcani, in Iraq, e attualmente in Afghanistan. .. Nubi tempestose hanno cominciato ad ammassarsi all’orizzonte della politica estera.”

“Le nostre speranze per un miglioramento delle relazioni con Mosca e che finalmente Mosca si capacitasse del tutto della nostra completa sovranità ed indipendenza, dopo il nostro ingresso nella NATO e nell’Unione Europea, non si sono pienamente realizzate. Al contrario, la Russia è ritornata ad essere una potenza revisionista inseguendo un programma Ottocentesco, però con tattiche e metodi del XXI secolo.”

“Il pericolo è che la strisciante intimidazione di Mosca e i tentavi di allargare la sua influenza nella regione possano portare fuori tempo ad una neutralizzazione de facto della regione.”

“La nostra regione ha patito quando gli Stati Uniti hanno dovuto sottostare al ‘realismo’ di Yalta.

E ha goduto benefici quando gli Stati Uniti hanno usato la loro potenza in una lotta di principio. Questo è stato cruciale durante la Guerra Fredda e quando si sono aperte le porte alla NATO. Avesse prevalso un analogo ‘realistico’ punto di vista agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, ora noi non saremmo nella NATO….”

“Noi sentiamo il bisogno di un rafforzamento della NATO come il più importante punto di collegamento fra Stati Uniti ed Europa per la sicurezza. Per noi la NATO rappresenta la sola credibile potenza che ci garantisce in modo deciso la sicurezza. La NATO deve riconfermare la sua funzione centrale di difesa collettiva, anche adesso che siamo nel XXI secolo soggetti a nuove minacce. Un fattore chiave a partecipare con tutte le nostre potenzialità alle missioni di spedizione oltremare della NATO è il pensiero che noi siamo sicuri a casa nostra.” [26]

Quindi, la missiva collettiva clamorosamente appoggiava i progetti USA per l’intercettazione di missili nell’Europa Orientale e appoggiava la Georgia di Mikheil Saakashvili (un altro ex-residente negli Stati Uniti) come motivo di riferimento per un nuovo confronto con la Russia.

Il 22 settembre, il Britannico The Guardian pubblicava una simile “Lettera Aperta” di gruppo, questa volta sottoscritta da Vaclav Havel, Valdas Adamkus, Mart Laar, Vytautas Landsbergis, Otto de Habsbourg, Daniel Cohn Bendit, Timothy Garton Ash, André Glucksmann, Mark Leonard, Bernard-Henri Lévy, Adam Michnik e Josep Ramoneda, che faceva appello all’Europa per un appoggio alla Georgia, e metteva in evidenza storiche allusioni ad avvenimenti attuali, prima del settantesimo anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale e del ventesimo della caduta del Muro di Berlino:

“Nel momento in cui l’Europa ricorda la vergogna del patto Ribbentrop-Molotov del 1939 e gli accordi di Monaco del 1938, e quando si prepara a celebrare la caduta del Muro di Berlino e lo smantellamento della Cortina di Ferro del 1989, una questione ci sorge nella mente: “Abbiamo veramente imparato le lezioni della storia?”

“Vent’anni dopo l’emancipazione di mezzo continente, un nuovo muro sta per essere innalzato in Europa – questa volta attraverso il territorio sovrano della Georgia.

“Noi facciamo appello urgente ai 27 leaders democratici dell’Unione Europea di definire una attiva strategia opportuna ad aiutare la Georgia a riguadagnare pacificamente la sua integrità territoriale e ad ottenere il ritiro delle forze Russe illegalmente stazionanti sul suolo Georgiano… Diventa essenziale che l’Unione Europea e i suoi stati membri inviino un chiaro ed inequivocabile messaggio all’attuale dirigenza Russa.” [27]

La Georgia è divenuta una duplice Cecoslovacchia, quella del 1938 e quella del 1968, una nuova Berlino, una nuova Polonia e così via.

Personaggi dell’Europa Orientale ed Occidentale, come i firmatari dell’appello precedente, contrariamente a quello che asseriscono, sono nostalgici della Guerra Fredda e ansiosi di lanciare una nuova crociata contro una Russia stroncata ed indebolita.

Nel pieno stile degli “interventi umanitari” degli anni Novanta del secolo scorso, queste campagne sono la loro merce in vendita.

Ma la richiesta di una maggior “potenza decisa” che gli Stati Uniti dovrebbero fornire in Europa, così come nel Caucaso e di una espansione della NATO verso i confini della Russia, può provocare una catastrofe, che il continente e il mondo erano stati abbastanza fortunati da avere scampato la prima volta.

Note:
1) Agenzia Russa di Informazioni Novosti, 6 novembre 2009
2) Riportato da Bill Bradley, Foreign Policy (Politica Estera), 7 novembre, 2009
3) Voce della Russia, 22 ottobre 2009
4) Presidente della Repubblica di Lituania, 9 ottobre 2009
5) Warsaw Business Journal, 20 aprile 2009
6) Bulgaria, Romania: basi USA e NATO per la guerra ad Oriente
Stop NATO, 24 ottobre 2009
http://rickrozoff. wordpress. com/2009/ 10/25/bulgaria- romania-u- s-nato-bases- for-war-in- the-east
7) U.S. Air Forces in Europa, 29 ottobre 2009
8) Esercitazioni tattiche NATO in Georgia: minacce di una nuova guerra
nel Caucaso
Stop NATO, 8 maggio 2009 a:
http://rickrozoff. wordpress. com/2009/ 08/28/nato- war-games- in-georgia- threat-of- new-caucasus- war
9) Trend News Agency, 28 ottobre 2009
10) Rustavi2, 31 ottobre 2009
11) The Messenger, 3 novembre 2009
12) Deutsche Presse-Agentur, 28 ottobre 2009
13) Radio Polonia, 3 novembre 2009
14) Video
http://csis. org/multimedia/ video-strategic- overview- us-and-central- europe-strategic -interests
15) Audio
http://csis. org/multimedia/ corrected- us-and-central- europe-radoslaw- sikorski
16) Radio Polonia, 27 ottobre 2009
17) Radio Polonia, 28 ottobre 2009
18) Russia Today, 28 ottobre 2009
19) Radio Polonia, 28 ottobre 2009
20) Comando degli Stati Uniti per l’Europa , 2 novembre
2009
21) Ibid
22) Baltic Business News, 27 ottobre 2009
23) Defense Professionals, 26 ottobre 2009
24) Associated Press, 2 novembre 2009
25) Russian Information Agency Novosti, 2 novembre 2009
26) Gazeta Wyborcza, 15 luglio 2009
27) The Guardian, 22 settembre 2009

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